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ISSN 2281-1966

Interventi

Who Needs ‘Italianness’?: Postcolonial and Migration Italian Literature

The fact that questions such as ‘Who are Italians?’, ‘What does it mean to be Italian?’ or even ‘Is there such a thing as an Italian?’ and ‘Is it possible to talk about Italian people with their own distinctive characteristics?’ have been asked, sometimes controversially and sometimes obsessively (but always pressingly), from the unification of Italy to the present day shows the complexity and struggle involved in constructing national unity, not only in the early Risorgimento phase but also afterwards. Even today, certain stereotypes about Italians’ ‘character’ and ‘temperament’ and about the differences between North and South Italians are drawn upon and re-elaborated in political discourse.
This article, however, set out to examine the representations proposed in various phases of Italian history of the Italian character and people (as has been done in great detail in Silvana Patriarca’s recent volume, Italianità, Patriarca 2010 ). Nor will it analyse the marked continuity – even though it does exist and is extremely relevant – between some of these representations, the discourse on Italianness and the use of the image of two Italies currently encountered in various government statements and on certain columnists’ pages. Should a glance at the transformations of the concept of Italianness become necessary, it will be but a rapid introduction to the issue that I wish to examine in greater detail: the transformations brought about by the presence of immigrants from more than 192 countries, which are modifying the social, economic, political and cultural framework of the country. I shall try to analyse some elements of the transformations taking place, adopting as my starting point postcolonial and migration literatures, writings that offer the traditional and widely accepted connection between language, nation and citizenship.

 

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L’italiano in Libia. Retorica politica e discorso coloniale negli anni della prima impresa libica (1911-1912)

LibiaIl presupposto che sta alla base di questo intervento è che la guerra coloniale abbia costituito una delle principali strategie di creazione e di coesione dell’identità nazionale italiana all’indomani dell’Unità e fino alla caduta del fascismo. In questa prospettiva, la prima impresa di colonizzazione italiana della Libia nel 1911 assume un valore particolarmente interessante per noi da un punto di vista culturale. Quell’impresa coloniale, infatti, si presenta da una parte come la sintesi della retorica maturata dalle esperienze coloniali precedenti; e dall’altra si offre come modello per la propaganda bellicista degli anni successivi inaugurando strutture retoriche e modelli ideologici di cui il fascismo farà ampio uso durante il ventennio.
L’impresa libica, inoltre, coincide con un momento di radicale ridefinizione del ruolo degli intellettuali nella nascente società di massa italiana e proprio nel contesto della fondazione dell’identità nazionale. A ridosso di quegli anni, infatti, una nuova generazione di letterati assiste alla rapida trasformazione della società italiana da una società ancora legata a modelli sociali e culturali ottocenteschi a una società massificata più aggiornata alle esigenze del nuovo capitalismo internazionale. Si tratta di una trasformazione che quella generazione di letterati per certi versi subisce, ma che insieme contribuisce a modellare

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“Poetry of Taste and Refinements”: Annuals e scrittura femminle nell’Inghilterra pre-vittoriana

2013_01_Baiesi_InterventoDurante il primo trentennio dell’Ottocento in Inghilterra i periodici risposero in modo attento alla domanda sempre più esigente di un pubblico di lettori e lettrici in rapida crescita. La letteratura di consumo fiorì in maniera esponenziale a seguito di una richiesta sempre più ampia di prodotti letterari di largo consumo, e ‘the more papers were issued for popular consumption, the more the reading habit spread’. Dopo la nascita e la sempre più cospicua diffusione delle riviste durante il primo Ottocento in Inghilterra – quali le review e i magazine –, un nuovo tipo di pubblicazione più “elegante” fece la sua comparsa sul mercato editoriale durante gli anni Venti del secolo: il gift-book. Denominati anche annuals, questi volumi “da regalo” raccoglievano una serie di preziose incisioni a stampa – engravings – accompagnate da poesia, prosa, o frammenti letterari, e venivano pubblicati annualmente, durante i mesi subito precedenti le festività natalizie o pasquali.

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"Performance" after Judith Butler: The Case of Recent Criticism on Margery Kempe

Reflecting upon current perspectives and theoretical debates in the fields of Women’s Studies and Gender Studies , I was automatically drawn to think about the number of times the concept of performance appeared in the titles of articles and essays during my recent research on The Book of Margery Kempe (written between 1436 and 1438) .
I was interested in analysing the figure of Margery Kempe from a gender perspective, applying a contemporary critical reading to a medieval text and in particular to a medieval female figure. While researching secondary sources, I saw that in the last fifteen years several scholars interested in this subject have been using the concept of performance to explain Margery Kempe’s strategies of self-legitimization as a speaking/‘writing’ woman, which, incidentally, was also the point I wanted to make . Some of these articles were entitled, for instance, “A Performance Artist and Her Performance Text: Margery Kempe on Tour” and “Mother, Maiden, Child: Gender as Performance in The Book of Margery Kempe”

 

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Alla ricerca di Austenland. Riflessioni sul ruolo di Jane Austen nella cultura popolare contemporanea

2013_02_Farese_InterventoLa prospettiva di genere è stata un elemento costante della mia formazione e del mio percorso di ricerca. Ripercorrendo la mia attività scientifica da questo punto di vista, vorrei indicare due filoni fondamentali che corrispondono ad aree su cui mi sono concentrata con passione negli ultimi anni. Il primo di tali filoni trova la sua origine negli anni della mia formazione londinese presso l’attivissimo laboratorio di studi culturali e di genere del Queen Mary College e si incentra sui fermenti femministi della letteratura e della società vittoriana, espressi in particolare dalle scrittrici appartenenti al movimento della New Woman. Il secondo filone ha invece preso forma nel corso dell’attività di ricerca che ho svolto presso il bolognese Centro Interuniversitario per lo Studio del Romanticismo, ed ha avuto al proprio centro da un lato la rappresentazione letteraria della lettura femminile, cui ho dedicato una monografia, dall’altro l’opera e la ricezione di autrici come Elizabeth Inchbald, Christina Rossetti e Jane Austen.

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